Verità scomoda

Mediatore-brano

Superata una certa età sarebbe il caso che ognuno si facesse un limpido esame di coscienza e si dicesse la verità. Ho superato la quarantina e, non essendomi ancora sposato, sarei tentato di riaffermare per l’ennesima volta la vecchia storiella che non ho mai trovato la persona adatta. Tutta sfortuna insomma, mica colpa mia che sono così bravo e intelligente e pure ragionevolmente in salute.

E la sento ripetere spesso. A me basterebbe uno così. Io sono di bocca buona, vorrei una colà. Che mi capisca / dolce / di carattere / l’aspetto conta ma poi no. E’ argomento di conversazione estenuante.

Ma poi mi guardo in giro, mi guardo allo specchio e mi specchio negli coetanei ambosessi con cui mi accompagno, e devo cambiare idea. Tutti mediamente sani, in forma, relativamente di buon senso e variamente intelligenti. Fatta salva la pace di qualcuno, non ci sposiamo perché non siamo adatti, perché non ne abbiamo voglia o perché abbiamo qualcosa che non va.

Facciamocene una ragione, d’altra parte se la cosa non ci piace, il primo passo per correggerla e esserne cosciente no?

Ecco qualche esempio. Abitudini inveterate di parlarsi addosso. Incapacità endemica di ascoltare il prossimo. Capacità di vedere solo il difetto altrui, o meglio sforzo per trovare la ragione per NON tentare una storia di media lunghezza e NON essere costretti a uscire dal bozzolo delle abitudini. Impressione di avere sempre un mare di tempo davanti e di doversi sempre qualcosa.

Si esce assieme perché si, magari si fa qualche bell’incontro, non si sa mai, e poi mica puoi stare a casa il sabato sera. Si condividono allegre chat uozzap e feisbuc.

E poi quel vizio di chiamarsi sempre ragazzi e ragazze, come se il tempo non avesse un senso. Uomini e donne? Non sia mai, sa di vecchio. Che poi è l’insulto peggiore.

Insomma abbiamo coltivato i difetti da ragazzini chiamandoli carattere o indole. Ci siamo identificati con loro fino a dire questo sono io.

Non è obbligatorio sposarsi, beninteso, e nemmeno fondare relazioni durature. Non mi sia messo in bocca quello che non ho detto. Ma diciamoci la verità. Tanti di noi rimaniamo “single”. O meglio soli, perché non diamo appiglia a un eventuale compagno/a. Restiamo come siamo perché ne abbiamo voglia. O perché non siamo capaci di fare altrimenti. O perché abbiamo una paura fottuta della condizione opposta.

In quale delle due categorie ricade il sottoscritto? Non lo so, appena lo capirò potreste essere i primi con cui lo condivido. O forse no.

Se non mi lasci non vale

Un matrimonio che non finisca in divorzio è palesemente fuori moda. Si guardano i due componenti della coppia come due disadattati incapaci di godersi la vita. Ma come, dopo la festa, il viaggio di nozze, le prime gioie e litigi, non hanno nessuna voglia di riprendersi la loro libertà? Di provare nuove esperienze erotico-sentimentali? Ma che gente di ristrette vedute.

Se sono anziani li si considera con compatimento: hanno perso tutte le occasioni utili per separarsi felicemente,hanno vissuto in un’epoca troppo chiusa ed ora che possono aspettarsi più dalla vita?

Eppure le stesse accuse di banalità che colpiscono i lungo-matrimonianti sono riferibili, uguali uguali, anche ai presto-o-tardi-separanti.

L’immagine mediatica, traslata al quotidiano, scivola inesorabilmente nel ridicolo. I divorzi sontuosi delle leggende del gossip scadono alla rissa piccina per la casa, gli alimenti ed i turni per vedere i figli. Non vedo in giro gnocche mature da far girar la testa che si riprendono la libertà da opprimenti manager in carriera, ma attempate signore cadenti che si stancano di mariti normalmente noiosi. Non vedo aitanti cinquantenni a caccia di ragazzine ma impiegati monotoni alle prese con la canizie avanzante e la panza prominente.

E poi gli aspetti banali del vivere quotidiano. Ritorni dai genitori per ridurre i costi. Vacanze da single per single di ritorno. Mi conviene più il lavoro o gli alimenti?

Qualcuno certamente mi potrà disquisire sulla psicologia di s-coppia e mi rampognerà sulle anticaglie cerebrali che magari inconsciamente (per darmi occasione di redenzione) mi porto dietro, mi spiegherà che tutto questo è progresso ed emancipazione, auto-affermazione e distacco dallo stantio, libertà dell’individuo e apertura e nuovi e divertenti stili di vita. Tutte cose luccicanti e ragionevoli, non dico di no, ma tante volte mi sembra più che altro carenza del senso del ridicolo.