Funerale nel 2039

Si trovarono tutti davanti alla bara grigia e lucida, parenti, amici e conoscenti: molte persone, come succede sempre quando si dice addio a una persona molto buona o – come in questo caso – molto ricca. Il cimitero era bello e arioso, sembrava un campo di gioco puntellato da croci e lapidi lontane.

L’officiante lesse alcuni versetti della Bibbia e benedisse la salma, poi lasciò la parola a parenti e amici per la commemorazioni. I brevi discorsi si susseguirono, mescolando toni d’elogio e di commozione. Poi il piccolo podio fu portato via e tutti indossarono gli occhiali scuri. A chi non li aveva di propri ne furono consegnati un paio da un addetto delle pompe funebri.

Una campana annunciò l’inizio del conto alla rovescia: dieci, nove, otto… allo zero, con un improvviso boato e un bagliore bianco accecante, il feretro s’innalzò verso l’alto, spinto da un razzo a propulsione ionica. Per pochi secondi il vento prodotto dal reattore sollevò polvere e spazzò quel pezzo del cimitero e la folla raccolta per le esequie.

Tutti guardarono il piccolo missile tozzo innalzarsi nel cielo quasi perfettamente limpido. Nel silenzio che tornò, mentre il feretro diventava un puntino seguito da una sottile scia bianca nello sfondo profondo dell’azzurro, si sentirono solo i singhiozzi della vedova: sotto gli occhiali neri stava piangendo. Tutti, ordinatamente, a turno, le si avvicinarono per le ultime condoglianze, incombenza inevitabile prima di andare via.

Qualche ora dopo, i parenti stretti avrebbero ricevuto l’avviso che la bara, in titanio e fibra di carbonio, aveva raggiunto il cimitero in orbita geostazionaria e si era aggregata ad esso. Lì sarebbe rimasta, come da progetto, per migliaia di anni.

Affari e Cina significa spesso soldi in cambio di libertà

Saldi… anche di diritti?

Apple ha in questi giorni eliminato dal suo store una app utile ai dimostranti di Hong Kong. Ufficialmente l’ha fatto per motivi legali, ma di fatto si è piegata a richieste del governo cinese, e non è la prima volta.

Le giustificazioni accampate da Tim Cook non sono sembrate particolarmente soddisfacenti.

L’azienda della mela morsicata non è sola: molti in Occidente tacciono della natura illiberale del regime cinese per non intaccare gli enormi guadagni che si realizzano in quel mercato, e soggiacciono silenziosamente alle “regole” imposte dal regime. Anche Google, ad esempio, ha accettato che la sua versione cinese sia censurata.

Ma in questo modo l’Occidente diventa complice delle azioni repressive e violente del governo cinese nei confronti di tutti gli oppositori. In pratica fautori della libertà e della sicurezza del privato, ma solo finché non intacca il business: “in GoLd we trust”.

La seconda grande corsa allo spazio

Forse non tutti ce ne siamo accorti, ma siamo nel pieno di una nuova corsa allo spazio. Soprattutto in Italia, legati come siamo alle nostre vicende locali, perdiamo facilmente di vista non solo il “quadro generale” ma, molto più banalmente, quello che succede intorno, e consideriamo la tecnologia ancora come “una cosa da nerd”. Come se la politica, da sola, potesse risolvere un problema qualsiasi. Ma sto divagando: è in corso una nuova, accanita, cattivissima corsa allo spazio, solo che, a differenza della vecchia degli anni ‘50, ‘60 e ‘70, stavolta il primo movente non è politico bensì commerciale. È in corso una gara allo sfruttamento economico dello spazio in tutte le sue forme: comunicazioni, risorse e turismo, e i concorrenti non sono più gli stati, la NASA, l’ente spaziale russo o cinese, per non parlare di quello europeo: no, i concorrenti veri oggi sono aziende private. Vediamoli, per capire un po’ meglio.

SpaceX. È il più ambizioso, il “gioiello della corona” di quel monarca economico illuminato che è Elon Musk che annovera nel suo paniere aziende come Tesla e Pay-Pal. Per loro raggiungere lo spazio con vettori riutilizzabili è stato solo il primo passo, effettuare rifornimenti regolari alla Stazione Spaziale solo il secondo, lanciare verso Marte una Tesla Spider per collaudare il loro nuovo vettore “Falcon X Heavy” solo un atto dimostrativo: il vero obiettivo sono Luna e Marte, e allo scopo stanno realizzando “Starship”, l’astronave d’acciaio inox in grado di raggiungerli.

Blue Origin, fondata dal miliardario Jeff Bezos segue un percorso simile a quello di SpaceX, ma con più calma e un fine più ristretto. Anche loro puntano su razzi vettori riutilizzabili, in grado di atterrare verticalmente dopo aver lanciato in orbita il loro carico, come in un film di fantascienza di settant’anni fa. Ma lo scopo è quello di mandare astronauti in orbita, compresi turisti paganti desiderosi di provare l’assenza di gravità.

Virgin Galactic, di Sir Richard Branson, è partita per prima e con un approccio diverso: un grande aeroplano, simile a due alianti assemblati assieme, porta in alta quota un piccolo “spazioplano”. Questo, una volta sganciato dall’aereo madre, accende un motore a razzo e punta in alto, oltre l’atmosfera. In questo modo “tocca” lo spazio, oltre gli 80 Km di quota. I passeggeri a bordo possono vedere il buio dello spazio, le stelle, apprezzare la curvatura della Terra e provare l’assenza di gravità per qualche minuto, prima di effettuare la discesa verso terra, prima in volo balistico, poi spiegando le ali e procedendo in planata fino alla pista d’atterraggio. Hanno avuto un incidente mortale qualche anno fa, perdendo un collaudatore, ma si sono ripresi.

Come vedete ogni impresa ha il suo ricco sponsor alle spalle. Chi vincerà? Chi si accaparrerà i lauti guadagni dei ricchi che vogliono provare l’ebrezza dello spazio e di stati, enti pubblici e privati che vogliono mettere in orbita satelliti a basso costo? Chi porterà gli astronauti sulla Stazione Spaziale Internazionale e magari i materiali e il personale per il “salto” verso la Luna o Marte? Sembra probabile che Virgin Galactic sarà la prima ad aprire i battenti a ricchi alla ricerca di nuove emozioni, ma SpaceX è avanti nello spazio vero e proprio e anni luce avanti nelle ambizioni, anche se Blue Origin non sta certo a guardare. Quello che è evidente è che gli enti spaziali “tradizinali” sono in ritardo: i programmi paralleli di NASA ed ESA sembrano già obsoleti rispetto a quanto stanno dimostrando i loro rivali privati. Si vedrà.