Sicilia batte crociera sette a zero (almeno)

c8f_45mw0aegji4

Cappella Palatina a Palermo

Il mio viaggio di nozze – non è passato poi tanto tempo, per la verità – è iniziato con una crociera ed è proseguito con un giro organizzato della Sicilia. Tutto volutamente a corto raggio, in contrasto con le mode esotiche per questo tipo di vacanza. Valutazione in super-sintesi: seconda parte di gran lunga più soddisfacente della prima.

Spieghiamo il motivo tramite alcuni luoghi comuni:

“In crociera si mangia bene e tanto”: vero, ci si abboffa, ma neanche lontanamente quanto in Sicilia, non c’è paragone, soprattutto in qualità. Una rosticceria di Palermo e una pasticceria fanno impallidire qualsiasi buffet galleggiante.

“Sulla nave ci sono un sacco di cose da fare”: falso come una banconota da 23 Euro e 50. Ci si annoia da matti! La navigazione è una palla interminabile. Imbarchi e, soprattutto, sbarchi richiedono un sacco di tempo. Nulla a confronto di avere paesi e città da esplorare, monumenti da scoprire, panorami da ammirare, tracce solide di storia e presente ad ogni passo con pause gastronomiche inattese.

“La crociera ti fa vedere le bellezze del mondo”. Forse, in parte, quando sono abbastanza vicine ai porti, e con una superficialità impressionante. Il problema è che c’è così poco tempo che si corre per sbirciare solo alcune cose. Non puoi soffermarti o scegliere. Non puoi deviare. Tutto diventa banale, superficiale, anonimo, impastato in una sfoglia di memoria sottile al punto di essere trasparente.

dxwwscrx0aaankg

No, non è un ecomostro: è la fiancata della nave

“Ci sono offerte eccezionali per le crociere”. Sul prezzo base d’accordo, ma tutto il resto costa in modo spropositato. Bar, attrazioni, palestre, massaggi, spa, escursioni, navette… qualsiasi cosa insomma. Il rapporto costo/qualità di tutto quello che sta fuori dal pacchetto-base lascia profondamente delusi.

“A bordo trovi persone interessanti”. Quelle le ho trovate in giro per la Trinacria, sia tra la gente del posto sia tra i compagni di viaggio. Sulla nave qualcuna, ma più che altro annoiati viaggiatori mediamente benestanti, facilmente nervosi e litigiosi per ogni attesa al buffet o agli ascensori, pronti alla ressa per un pezzo di pizza anche se ne sono sfornati a migliaia e raramente desiderosi di scambiare parola con gli estranei.

“Il lusso della crociera…” è molto di superficie. Aria condizionata a palla. Specchi e metalli lucidati dappertutto. Puzza di chiuso e odore muffa dalle moquette. Esibizioni e sprechi alimentari. Equipaggio alacre e gentile perché a caccia di mance o di venderti qualcosa. Il patetico gioco al casinò dove si sfrutta una manciata di ludopatici come fonte legale di reddito. Area “vip” rigorosamente separata da quella per i comuni croceristi plebei. Nulla al confronto del tuffo a immersone integrale nella meraviglia che puoi vivere nella Cappella Palatina di Palermo, o nel Duomo di Monreale, o sulle pendici dell’Etna, o nella valle dei templi di Agrigento, solo per fare qualche esempio.

“In certi posti devi stare attento: puoi fare brutti incontri!” Da napoletano non mi sento di fare la morale a nessuno. Direi che ci sono anche abbastanza personaggi poco raccomandabili con soldi in tasca per pagarsi una crociera e poca fantasia vacanziera.

La mia vacanza è stata culturale/gastronomica, ma se il mare della Sicilia è solo lontanamente simile a quello che si vede nei film di Montalbano, le piscine della nave possono essere destinate a fare il bucato, per quanto mi riguarda.

Per me è stata la seconda vacanza in crociera, per mia moglie la prima, per entrambi – opinione contestabile, lo so bene – sarà l’ultima per molto tempo. In Sicilia, invece, quando ci torniamo?

c8_yesyxcaaflg1

S. Maria dell’Ammiraglio a Palermo

Annunci

Marialba e il Telepass

b9jnb8ziyaanoki

Mia nipote ha sei anni (e mezzo), un’intelligenza vivace e una notevole prontezza di risposta. Una mattina siamo nella mia auto con i suoi genitori e mia moglie per una piccola gita. Passo il casello dell’autostrada con il Telepass.

“Zio, non ti fermi a pagare?” Il tono è sul preoccupato.

“No, ho il Telepass”, e intanto le indico orgoglioso l’apparecchietto attaccato al parbrezza, “hai sentito che ha suonato?”.

“Papà, Papà fai anche tu il Telepass così passi senza pagare!”

Risatina accondiscendente, poi le spiego: “Guarda che non è proprio così, il Telepass segna tutte le volte che passo e poi pago tutto insieme”.

Mia nipote ci ragiona su un momento, poi riprende: “Papà, fai il Telepass, così quando vai in autostrada paga sempre zio!”.