Tempo ordinario

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Le giornate ordinarie sono fatte di eventi ordinari, che lasciano presto posto libero nella memoria. I neuroni volatili passano presto ad altro, quelli della memoria stabile si fissano sugli eventi singolari. Eppure la storia umana è fatta da un numero enorme di eventi ordinari e da pochissimi fatti speciali.
Contrariamente a come appare dai libri di testo, la storia si costruisce nell’ordinario, che è il suo tessuto connettivo, la base su cui può sorgere il pinnacolo dell’evento “storico”. Ma il tipo di realtà che può sorgere non è indipendente dal fondo su cui può fare presa.

Forse per questo è importante operare con coscienza nel quotidiano, anche quando non sembra immediatamente utile. Non è sufficiente per cambiare il mondo ma ne è il presupposto necessario. Lascia la porta aperta, per così dire.

Parlo di coscienza e non di onestà formale. D’altra parte sappiamo che anche il male è fatto, in gran parte, di ordinario. Gli esecutori degli ordini di Hitler, per dire, erano in gran parte dei grigi burocrati, con una casa, moglie e figli, magari un cane da accarezzare, amici da vedere nel tempo libero e occasionali scampagnate nel fine settimana. Grigi travet dell’olocausto per i quali far partire un carro piombato, confiscare gli averi di qualcuno, accendere un crematorio era come quietanzare una fattura o mettere in bella copia la corrispondenza del giorno. “Ho fatto il mio dovere” era la loro risposta a Norimberga.

Anche oggi le correnti di violenza scorrono sottotraccia, come rivoli carsici che passano inosservati, ognuno apparentemente innocuo o appena fastidioso, preso a se. Eppure, apparentemente all’improvviso, collidono e emergono come un geyser, e allora fiumi d’inchiostro e di bit, di stupore, sorpresa, orrore e analisi.

Il fronte opposto funziona in modo analogo: quanti benemeriti si sono stupiti quando hanno ricevuto riconoscimenti, non sentendo di aver fatto qualcosa di speciale. Tanti non hanno mai ricevuto ne richiesto lodi. (Mi viene in mente un brano del Vangelo, chi si ricorda quale?)

Servirebbe una storia sociale, una storia dell’ordinario, per capire i fatti, ma è difficile perché molte volte, nel bene come nel male, la sostanza non fa notizia.

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Quanti tipi di clave

Savoia Marchetti S.79

Clave volanti di molti anni fa

Tutto quello che si è evoluto, in diecimila anni, è stata la specifica tecnica della clava.

Una volta c’era solo quella di legno o d’osso ed il suo uso era semplice ed univoco: moltiplicava la forza del braccio di chi la stringeva e nulla di più. Poi la clava è diventata multiforme, sono venute quelle di rame, bronzo e ferro, quelle da punta e da taglio, da lancio e d’assalto, d’assedio e da contrassedio.

Ma non bastava, la clava ha assunto forza autonoma, la sua potenza diventa indipendente dai muscoli di chi la brandisce e si è moltiplicata a dismisura. La clava si è specializzata per finalità ed impiego, così sono venute le clave da mare e da terra, le clave esplosive, perforanti e traccianti, le clave a frammentazione e quelle a grappolo.

Oggi ne abbiamo una vasta scelta, ci sono clave “sporche” e clave cosiddette intelligenti, o “smart” per chi mastica l’inglese. Ci sono clave di piccolo e grande calibro, portatili e campali, clave volanti, chimiche, nucleari, batteriologiche.

Parallelamente è cresciuta la vasta famiglia delle clave che non agiscono direttamente sul fisico: clave politiche e religiose, fiscali, poliziesche e giuridiche, civili e penali, psicologiche, sociologiche e dottrinarie, tutte quasi sempre nelle mani del più forte.

Più moderna è la clava mediatica, ma, per completare l’opera, abbiamo inventato le clave finanziarie e virtuali. Le clave volano nella rete informatica come un tempo nelle savane preistoriche. Ma sempre di clave si tratta, risolvono i problemi nel solito modo, rendono forte chi le brandisce e guai a chi ci capita sotto!