Uffici pubblici neolatini

Municipalita

Proprio ieri sono andato al Comune. Dovevo rinnovare la carta d’identità, mi era scaduta e ne avevo bisogno per le elezioni: c’è qualcuno contro cui devo per forza votare! Potevo andarci anche di sabato o perfino di domenica: sono aperti apposta, ma non voglio rischiare.

Visitare gli uffici del comune è sempre significativo. L’aria profuma di file antiche ed aleggia ancora il rumore dei timbri e degli improperi. E’ una strana mistura di semi-moderno che stenta e di vetusto che resiste ad oltranza.

Hanno informatizzato tutto o quasi, ma bisogna sempre, per prima cosa, riempire un modulo.

Poi devi fare la fila: c’è il numero da prendere, ma nessun tabellone luminoso, per cui hai un biglietto in mano ma in fila ti ci devi mettere lo stesso!

Intanto ascolti i fatti propri delle persone che non possono fare a meno di raccontarteli, e te li fai di quelli che non vogliono farteli sapere ma tu li sbirci mentre preparano le carte ed indaghi su come interagiscono con l’impiegato allo sportello. I fatti altrui sono sempre il migliore passatempo, vario ed economico.

L’esperienza si ripete, perché devi cambiare almeno due sportelli. Il primo che trovi non è giusto per te, poi il secondo ti rimanda al primo, che magicamente è diventato quello giusto.

Poi, quando pensi che finalmente sia quasi il tuo turno, c’è l’immancabile caso problematico. Il tizio che non rinnova la tessera scaduta da dieci anni ed intanto ha pure cambiato casa (e magari connotati) mentre ha lasciato scadere, ma da meno tempo, anche la patente (non sto inventando) e gli impiegati si mettono a litigare animatamente, a suon di codici e di circolari e di nomi di uffici superiori, per capire come affrontare il problema. Tutto si risolve al suono delle parole «autocertificazione» e «silenzio assenso», ma intanto devono stampare almeno dieci fogli e farli firmare tutti all’interessato. Tu aspetti con calma, mentre qualche ragazzino urla e qualche vecchietta si lamenta che non ce la fa a stare in piedi.

Alla fine, come sempre, la tensione si scioglie. Siamo un popolo paziente: ci basta ottenere il foglietto che ci serviva. Non devi tornare dopo tre giorni per il ritiro e questo, indubbiamente, è un passo avanti. Potrò andare a votare, potenti tremate!

Intanto il tempo è cambiato e mi becco il temporale mentre raggiungo la fermata della metro.