L’epidemia “Spagnola” e ricordi di famiglia

Cent’anni fa o poco più imperversava, in Europa e nel mondo, l’epidemia d’influenza denominata “spagnola”, che ha mietuto nel mondo milioni di vittime. Era il 1918 e non il 1920, come da bufala complottista e millenarista da social.

Un parallelismo con l’attuale epidemia è difficile, si trattava di una malattia diversa anche se le principali conseguenze erano, allora come per il Covid19, polmonari, la scienza e la sanità erano più arretrate, i medici avevano meno strumenti a disposizione ma soprattutto era un mondo molto più povero, uscito stremato dalla Grande Guerra. I soldati, possiamo dire i sopravvissuti da tutti i fronti, erano tornati, affamati, patiti e sconvolti, alle loro case e l’economia stentava a ripartire. Negli ex imperi centrali sconfitti di Germania e Austria-Ungheria, già alla fame nelle ultime fasi del conflitto e ulteriormente gravati da infami trattati di pace, non c’era nemmeno abbastanza da mangiare per tutti.

Mia nonna abitava a Napoli, a San Giovanni a Teduccio, e aveva appena quattro anni per cui ricordava poco di quei giorni, solo la paura, che non si poteva uscire di casa (come oggi) e che la famiglia sopravvisse perché un po’ più benestante delle altre: aveva un forno per il pane, qualche soldo da parte e qualche gallina da sacrificare per mettere qualcosa a tavola. Per altri è stata ancora più dura.

Il suo futuro marito, giovanissimo aspirante ufficiale del Regio Esercito, era appena rientrato in Sicilia dopo un anno di dura prigionia sotto gli austro-ungarici, durante la quale, come si può leggere nelle sue memorie, aveva patito la fame ed era scampato alla morte per malattia. Si sarebbero conosciuti solo molti anni dopo e ci sarebbe stata un’altra guerra mondiale, ma questa è un’altra storia.

Italia, Covid-19 e i soliti stereotipi

Il TG2 delle 13 del 23 marzo 2020 ha parlato dei successi della terapia con Tocilizumab, per ridurre le conseguenze infiammatorie del coronavirus, e cita Padova, Milano e Roma. Neanche un accenno a Napoli, dove queste sperimentazioni sono iniziate all’ospedale Cotugno e alla clinica Pascale e dove continuano.

Il servizio successivo parla di Napoli ma solo riguardo ai senza fissa dimora e alla mancanza di strutture sufficienti per queste povere persone.

Purtroppo non mi sembra un caso: Napoli e tutto il Sud compaiono negli organi di stampa nazionali solo per notizie negative o, al massimo, folcloristiche.

Non si ammette che a sud di Roma ci possano essere eccellenze, se non, al più, per l’artigianato o l’agro-alimentare e comunque con dimensioni minime. Che si possa essere al vertice, al Meridione, per tecnologia, industria, medicina o ricerca è quasi inimmaginabile. Strutture come il Cotugno per le malattie infettive o la clinica Pascale per i tumori, ad esempio, devono restare nell’ombra di fronte alle omologhe di Roma e Milano.

L’immagine dominante e sempre ripetuta è quella del Nord-eccellenza-locomotiva ad alta velocità e del Sud arretrato, approssimativo, straccione e fanfarone quando non ladro, pateticamente al traino. Peccato che la realtà non sia proprio così: la presunta eccellenza settentrionale è spesso solo di facciata, costruita su malcostume radicato e su “menti importate” dal sud e l’arretratezza meridionale sia spesso voluta e forzata.

Scusate lo sfogo. Abbiamo bisogno di un’Italia più sincera, che cresca tutta assieme, per il bene di tutti.

Proverbi avariati

(Una finestra dell’Università sul mare di Napoli)

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Occhio non chiede cuore non vuole.

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Sfidarsi è bene, non sfidarsi è peggio.

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L’arbitro non fa il monaco. (Almeno vedendo alcune partite…)

Chi cambia la via vecchia per la nuova… forse s’è rutt ‘o ca**o!

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Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mangiare.

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Meglio soli… Che poveri pianeti male accompagnati.

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Non c’è peggior zoppo di chi non vuol camminare.

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Non c’è peggior cercatore di chi non vuol trovare.

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Prende tutto quello che si dice come oro col latte.

O anche: prendere tutto come oro colorato.

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Link the donkey where the master wants.

(“Attacca ‘o ciuccio addo vò ‘o padrone” livello Global).

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Chi twitter e chi niente.

Pattuglia

Due anni fa e passa partecipavo al concorso “Radio 1 Plot Machine”, per racconti brevissimi, massimo 1500 caratteri. Ho avuto la soddisfazione di sentire il mio racconto letto alla radio da un attore professionista, di portare la fantascienza in quel concorso e anche di vincere la puntata, ottenendo più voti del avversario, anch’esso valido, che mi era stato messo contro. Purtroppo non ho raggiunto il numero minimo di “mi piace” necessario per ottenere il premio finale, che era la pubblicazione in e-book assieme agli altri vincitori. Mi sembra giunto il momento di riportare il racconto anche qui. Col senno di poi direi che non è perfetto, avrebbe forse bisogno di cura e magari di qualche frase in più, ma nel complesso mi pare buono. Che ne dite? Leggete e poi mi fate sapere.

Pattuglia

Il livello del carburante è un nemico, quando voli sul mare. Sfioro le onde aliene che inghiottono tanti compagni, lo sguardo all’orizzonte e ai dati che il computer proietta sulle mie retine. Gli abitanti di questo pianeta tutto mare sono strani mostri, mezzi uomini e mezzi cetacei, che da secoli hanno ripudiato il loro essere uomini per adattarsi a questo mondo acquatico. Ci considerano invasori ma non possiamo andare da nessun’altra parte. Non ci accolgono e per questo siamo in guerra. Un allarme, le pulsazioni saltano. Eccoli i loro acquaplani che schizzano fuori per assaltarmi. Viro di colpo, vedo tutto rosso, i denti mi stridono. Faccio fuoco in automatico. Uno esplode, un altro schiva ma il terzo mi è addosso. Mi sperona, hanno un modo barbaro di attaccare, come squali. Lo schianto è tremendo. Mi espello dall’abitacolo e il paracadute mi porta in acqua. Mi sistemo dolorante nel battellino d’emergenza e aspetto: ricevere soccorsi è quasi impossibile. Anche gli acquatici spariscono, non sono così pietosi da finirmi. Passo giorni d’inferno, sotto al doppio sole di questo pianeta. Una tempesta quasi mi finisce. Sono allo stremo, l’orizzonte inesorabilmente vuoto, senza più acqua potabile nè cibo. So di addormentarmi per l’ultima volta. Mi sveglio con la testa dolente ma stranamente limpida; ho fame ma mi sento forte. Mi guardo: ho mani palmate e il busto allargato, sono diventato un acquatico! La nostra guerra è inutile, questo pianeta di mare ci vince, ci avrà tutti!

Epidemie collaterali, mali complementari ed effetti esplementari

Il Covid-19 è solo la punta dell’iceberg di una serie di “epidemie” diffuse nella società, molte delle quali di origine non biologica. Eccone una lista incompleta.

Controravirus: ti viene dopo mangiato e si manifesta con sonnolenza e difficoltà a fissare il pensiero su un qualsiasi oggetto. Di solito passa spontaneamente nell’arco di un paio d’ore.

Carognavirus: malattia che colpisce chi vuole approfittarsi delle debolezze altrui a cominciare dalla paura per le malattie. Si cura con appositi maltrattamenti.

Coglionavirus: il più diffuso, si manifesta con paura indiscriminata di tutto quello che non si conosce e credulità a qualsiasi voce messa in giro, purché dissenta dall’ “ufficiale” e sia espressa con tono di sicumera. Si manifesta spesso, ma non solo, con epidemie virali da social e chat.

Corona-Virus: inteso come l’assurda paura per la birra Corona, che ha visto crollare il suo giro d’affari da quando il Covid-19 è diventato una malattia mentale. Sono sempre più convinto che gli alieni siano davvero venuti sulla Terra, in qualche momento della nostra storia, ma abbiano deciso di andare via perché non aveva senso perdere tempo con noi!

Poltrona-virus: variante specializzata del “carogna”, colpisce la classe politica sia di governo sia d’opposizione, anzi si direbbe la seconda ancora più della prima.

Corona-Virtus: Dall’epidemia è uscito del buono. Spiace dirlo, pensando alle tante vittime e sofferenze, ma è così. Qualche esempio:

  • Riduzione verticale dell’inquinamento dell’aria in Cina, uno dei paesi più “tossici” al mondo, così come nel nord-est italiano, locomotiva (ad alta concentrazione tossica) del Paese;
  • Le amministrazioni locali hanno disinfettato scuole, stazioni, treni, mezzi pubblici, cosa che andrebbe fatta regolarmente ma che è diventata un evento straordinario;
  • Le persone finalmente si lavano le mani dopo essere andate in bagno.

Corona-Circus: Tutto il bailamme di talk-show in cerca di riempitivi post-Sanremo, opinionisti all’ennesimo grado di riciclo, pseudo-esperti e veri-esperti che ugualmente litigano fra loro. Per non parlare della valanga social. Insomma lavoro e intrattenimento per tutti!