Il noioso, questo… conosciuto!

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È un incontro frequente della vita quotidiana e anche dell’esperienza lavorativa. Eccolo che ti si siede di fianco, ancora una volta, a mensa, o si accosta alla tua scrivania per chiederti qualcosa. Non puoi certo mandarlo via ma speri in un miracolo. È il noioso, quello che ti farà perdere tempo a discutere gli infiniti dettagli di una questione a caso, già trita da tempo; o che per raccontare un fatto qualsiasi parte dall’antefatto di mesi e mesi prima; o che ti chiederà conferma per l’ennesima volta sempre della stessa cosa che già gli hai detto non sai più quante volte; o che ride sempre delle stesse battute che ha già ripetuto ancora e ancora.

Credo che sia sottovalutato il danno arrecato dalle persone noiose. Fanno perdere tempo, che non è denaro perché non può più tornare indietro, ma non è tutto qua. Tolgono la voglia di fare. Avviliscono l’umore. Smorzano gli entusiasmi e riconducono discorsi e attività sul banale e sul già visto.

Il problema di base è che il noioso non si rende conto di essere tale. Tu acceleri le risposte, cerchi di arrivare alla conclusione, giri la testa dall’altra parte, fai un passetto di lato, prendi carte o muovi il mouse per mostrare che hai anche altre cose da fare, ma lui niente: non coglie i messaggi, continua imperterrito sulla sua strada, fino alla fine.

Il noioso è, per prima cosa, resiliente all’ambiente esterno.

Tuttavia bisogna distinguere: esistono molti tipi di noioso.

Il noioso-ottuso è quello che insiste sempre sugli stessi aspetti semplicemente perché, in fondo, non li capisce. Si può confondere, ma non è la stessa cosa, con il noioso-pigro, che invece le cose potrebbe capirle benissimo ma non ne ha voglia.

C’è il noioso-pauroso, quello che insiste a oltranza su ogni dettaglio per il terrore delle conseguenze di una scelta qualsiasi. A volte è un tipo sveglio ma estremamente insicuro.

Poi c’è il noioso-saccente, che nella più semplice e trita delle questioni deve dimostrare di saperne di più, tirando fuori micro-cavilli, pseudo-conoscenze, casi particolari e potenziali problematiche emerse una sola volta più di sette anni prima e che solo lui ricorda. Si può disquisire con lui del dimensionamento di una molla a spirale fino ad arrivare alla fisica dei quanti.

Qualche volta ci sin può imbattere perfino nel finto-noioso. Si tratta dell’unica persona che insiste a indicare la cruda realtà in un ambiente in cui vige la regola di abbandonarsi alle illusioni o di lasciarsi vivere. Potremmo definirlo il noioso-profeta, che, come Cassandra o i profeti biblici, sperimenta insofferenza e persecuzioni in patria, invece della giusta considerazione che meriterebbe.

Come aver a che fare, in generale, con il noioso? Con molta pazienza, ovviamente, ed umiltà per cogliere quello che può avere di giusto da dire. Soprattutto trovandogli la collocazione ideale, cioè il ruolo – di vita o lavorativo – in cui la sua costanza e precisione siano di vantaggio e non di danno – o almeno non eccessivo.

Infatti esiste, a nostro umile parere, perfino il noioso-utile – eh si, sembra impossibile ma c’è – quello che serve a mantenere l’ordine. Potremmo chiamarlo il noioso pedante o noioso burocratico che, se messo in condizioni di non nuocere troppo, garantisce che ogni cosa venga fatta secondo le regole. Questo noioso, nella giusta misura e posizione, è indispensabile nelle organizzazioni, a patto che non abbia troppo potere. Ma, come per tutte le altre categorie di noiosi, bisogna assolutamente tenerlo lontano dai processi di innovazione: ne è il nemico giurato.

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Dettagli di primavera in autunno

Quest’istante di sovrapposizione

fra dare e avere,

perdere e donare,

sentire e sapere,

udire e ascoltare,

Precario bilico

tra essere e sognare,

volere e potere.

bere e mangiare

o digiunare.

Breve,

tra possedere e apparire,

vegliare e dormire,

sbocciare e sfiorire,

godere e soffrire.

Questo, tutto qui, è vivere.

Pattuglia

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Un mio racconto breve, dal titolo “Pattuglia”, è in gara nella trasmissione Radio1 Plot Machine. È stato letto in diretta lunedì sera, 9 ottobre, assieme a un altro sul tema comune “Il Mare” e limite di 1500 caratteri.

L’argomento è di fantascienza, come al solito per me. Una metafora sulla guerra e sulle differenze apparentemente insormontabili su cui si fonda. La prima idea mi è venuta dai racconti dei piloti, anche italiani, che hanno preso parte alle battaglie aeree su Malta nella Seconda Guerra Mondiale.

La gara si svolge sulla pagina Facebook della trasmissione e vince chi raccoglie più “mi piace” con una soglia minima di 250. Se volete darmi una mano (o anche soltanto leggerlo) vi riporto di seguito i link:

https://www.facebook.com/radio1plotmachine/photos/a.1425589004387734.1073741828.1424661784480456/1959786357634660/?type=3&theater

https://www.facebook.com/radio1plotmachine/posts/1959786920967937

Grazie in anticipo!

***

Aggiornamento (17/10/2017). Il mio racconto ha vinto per numero di “Mi Piace” raccolti: 98 contro 81 del “concorrente”, tuttavia non ha raggiunto la soglia minima prevista a regolamento di 250 voti. Per cui in pratica non ha vinto nessuno: il mio racconto potrà essere ripescato dalla “giuria di esperti” per la pubblicazione (che è l’obiettivo finale), mentre l’altro è eliminato. Ho scritto per ammettere entrambi al ripescaggio, dal momento che anche l’altro racconto mi sembra letterariamente valido.

 

Fastidio ovvero l’inglese a caso

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Capitali del mondo

Quando vi dicono “È un’espressione anglosassone intraducibile in italiano” quasi sempre chi parla è uno con scarsa dimestichezza con l’italiano o molta voglia di darsi un tono e spesso è in malafede Qualche esempio.

 

Secondo me la maggior parte delle “Session di team building con workgroup, experience sharing e coaching” sono meno efficaci di una birretta tutti assieme.

 

Lavoro in “body rental”… Solo a me fa pensare a un certo tipo di lavoro, diciamo molto antico?

 

Giocatori: perché “quest” al posto di sfida, compito o impresa?

 

“Questioni che richiedono un follow-up continuo. Da qui un altro dei target della struttura”. Usate l’italiano! Attenzione / proattività; obiettivo / scopo.

 

“Quest’assett è un pillar per il progetto”. Attività/compito; pilastro/colonna. Facile no?

 

Descrivendo un lavoro teatrale: “La voce ironica di una crew di donne”. Dire squadra faceva schifo?

 

“Powerbank” a quanto pare suona meglio di “accumulatore” o “batteria tampone” e sembra una cosa più avanzata.

 

“Il futuro del Web è il mobile wireless device”: il futuro della rete è nei dispositivi mobili senza cavi.

 

Sul lavoro: “Modifica della shape della valvola”. Forma. Semplicemente forma. Porca miseria.

 

Cercano fotografie per un “Contest open call”: ovvero gara/competizione/concorso sempre aperto.

 

Alcuni esempi dalla rivista di bordo degli aerei Alitalia

  • “La factory si trova…” nella tua testa: fabbrica, stabilimento, officina!
  • “Un modo cool”. Puro italiondo: non l’ho trovato nella versione in inglese del testo.
  • Prodotti con prestigiosa “Finitura rubber”, ovvero banale superficie gommata.
  • Profumo con “Refill da 25 cl”. Ricarica, porca miseria, ricarica!